[ESCLUSIVA SS] – Davor Vugrinec: “Io, il Lecce, i cornetti e quell’offerta del Milan…”

Un piede fatato come i disegni di Svjetlan Junakovic, un genio cristallino dagli schemi alla Edo Murtic, un tiro preciso e diretto, con le stesse traiettorie dei quadri di Ivan Rabuzin. Questo è Davor Vugrinec nel ricordo caloroso dei tanti tifosi giallorossi che quasi dodici anni fa hanno imparato ad affezionarsi a questo attaccante croato arrivato a Lecce con tono sommesso, ma forti motivazioni.

A 36 anni, Davor continua a giocare oggi in Croazia, nella sua Varadzin, e a Salento Sport, in una piacevole e intensa intervista racconta la sua carriera, ripercorrendo le soddisfazioni dell’esperienza italiana, le tappe raggiunte e gli obiettivi futuri, parlando con orgoglio e trasporto anche di una passione che ha sempre coltivato: collezionare quadri e sculture di artisti moderni croati.

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Davor, la tua avventura italiana è cominciata proprio da Lecce. Che ricordi hai dei due anni e mezzo passati in Salento?

“A Lecce ho vissuto l’esperienza più positiva della mia carriera, sia come calciatore che come uomo. Ancora oggi mi legano grandi ricordi a quella piazza, la gente mi voleva bene. Sono rimasto in contatto con Saverio Sticchi Damiani e per un po’ di tempo ci siamo sentiti anche con Tonetto e Piangerelli.

Arrivai a Lecce dal Trabzonspor. Corvino mi seguiva da un po’, anche perché ero venuto a giocare in Italia contro il Perugia nel terzo turno della coppa Intertoto. Il campionato turco non era male, ma non mi trovavo molto bene in Turchia. E così scelsi l’Italia: la serie A in quegli anni era il top con campioni assoluti come Zidane e Ronaldo e sapevo che il Lecce era una squadra che lottava per restare in Serie A.

Su di me c’erano tre squadre italiane, tra cui il Lecce e il Perugia. Ma sentivo che il Lecce era la società più decisa a prendermi e a puntare su di me. Corvino mi voleva convincere a tutti i costi, mi parlava sempre anche della città. E ha avuto ragione, mi son trovato benissimo”.

Hai realizzato 19 gol in circa 60 partite in A con la maglia giallorossa. Qual è il più bello?

“Sicuramente non dimenticherò mai il gol che ci fece vincere contro l’Inter a San Siro (0-1, 12 novembre 2000, ndr). Per me è stato un gol particolare. L’ho dedicato a mio nonno (nella foto RaiSport.it, ndr) che era morto il giorno prima della partita e subito dopo la vittoria, son tornato in Croazia per assistere ai funerali.

Mi esaltava molto giocare contro Inter e Milan e ho segnato spesso contro di loro, provando sensazioni particolari. In Italia ho affrontato grandi difensori come Maldini, Nesta, Thuram, Cannavaro”.

Se dovessi sintetizzare con un’immagine la tua esperienza a Lecce, quale sceglieresti?

“Un’altra immagine forte è la festa per la salvezza ottenuta all’ultima giornata. Vivemmo gli ultimi minuti di Lecce-Lazio (2-1, doppio Vasari, 17 giugno 2001, ndr) con tantissimi tifosi pronti per l’invasione e io, per giocare quella partita, fui costretto per la prima volta nella mia carriera a subire delle infiltrazioni perché avevo male a tutte e due le caviglie e non potevo mancare in una sfida così importante.

Al fischio finale, fui travolto dall’affetto della gente. Mi tolsero tutto, anche le bende, e tornai in mutande negli spogliatoi”.

Il tandem Vugrinec-Lucarelli fu uno degli artefici di quella salvezza.

“Con Cristiano eravamo una coppia fortissima, l’intesa con lui era perfetta e per questo posso dire che Lucarelli è stato il mio compagno d’attacco preferito. Era un po’ egoista, nel senso buono del termine, ma andavo d’accordo con lui. Anche con Sesa mi son trovato bene, nonostante il poco tempo passato insieme in ritiro. Mi dava dei consigli e mi aiutava molto agli inizi.

In quegli anni, si gettarono le basi per quello che sarebbe stato il Lecce del futuro, anche dopo la mia partenza. Arrivarono giovanissimi Bojinov, Konan e Vucinic. Ho fatto da fratello maggiore a Mirko, mi piaceva dargli una mano. Imparavamo insieme l’italiano con il nostro insegnante Goran.

Corvino ha fatto un gran lavoro a Lecce. Decise di prendere Mirko dopo averlo visto all’opera in una partita non esaltante. Anche Mirko si chiese come mai, ma Corvino ci aveva visto lungo e a parlare è la carriera di Vucinic.”

Sei stato protagonista del Lecce di Cavasin e hai lavorato anche con Delio Rossi. Che rapporti hai avuto con loro?

“Ottimi. Cavasin mi dava molta libertà di svariare davanti per valorizzare il mio modo di giocare. Da piccolo mi ispiravo a Zlatko Vujovic dell’Hajduk Spalato, mentre, una volta cresciuto, il mio modello è sempre stato Zvonimir Boban.

C’è un aneddoto indimenticabile che mi lega a Cavasin. Mi piacevano molto i cornetti di Lecce, soprattutto quelli al cioccolato. Non ero abituato a mangiarli in Croazia, sono arrivati dopo da noi.

Cavasin era vegetariano e ci faceva seguire un’alimentazione molto rigida che, per esempio, non prevedeva la pasta prima della partita. Arrivavo quasi stremato alla fine di ogni gara e subito correvo a mangiare dei pezzi di cioccolata, anche perché sono molto goloso.

Una volta ero in un bar con mia moglie e avevo preso due cornetti, uno alla marmellata e uno al cioccolato, tutti per me. A un certo punto, entrò il mister con la sua compagna e si sedette con noi. Cercai più volte di offrire un cornetto alla compagna del mister per fare a metà con lei e non mangiarli tutti e due sotto lo sguardo del nostro allenatore.

Cavasin ci teneva molto all’alimentazione e si arrabbiava molto con me quando non giocavo bene. Certo, se giocavo bene non diceva niente, ma quando giocavo male mi rimproverava, gridando “È colpa dei cornetti!”.

Un episodio simile avvenne in aeroporto prima di una delle prime trasferte del campionato, il giorno prima della partita. Presi un gelato al cioccolato e tutti i compagni mi guardarono male. Dicevano “Sei pazzo, se ti vede il mister…”.

A me piaceva mangiare il gelato, i cornetti e gli altri dolci tipici di Lecce, ma avevo capito che l’unico modo per non essere rimproverato era giocare bene.

Delio Rossi era una brava persona, mi piaceva molto lavorare con lui soprattutto per il suo gioco d’attacco. Parlavamo molto, confrontandoci sulla posizione in campo più adatta per le mie caratteristiche e ci siamo mantenuti in contatto. Mi ha chiamato quando era alla Lazio per chiedermi informazioni su un giocatore brasiliano della Dinamo Zagabria”.

Dopo Lecce, poi, gli infortuni hanno condizionato il tuo percorso.

“A Bergamo non mi sono espresso al meglio. A Catania ho fatto bene e ho stretto amicizie anche fuori dal campo, ma non riuscivo a trovare continuità ed ero pronto a smettere di giocare. Poi negli ultimi giorni del calciomercato arrivò un’offerta da Fiume. Il campionato era già iniziato, erano passate le prime sei giornate. Mi dissi “Riproviamo, Davor” e così tornai in Croazia.

Ho giocato anche a Zagabria, nella Dinamo e nell’NK, prima di approdare all’NK Varadzin, la squadra della mia città che mi ha lanciato nel grande calcio. Avevo promesso che sarei tornato al mio presidente AnÄ‘elko Herjavec, che era stato vicepresidente della federcalcio croata. Morì nel 2001 in un incidente stradale proprio mentre giocavo a Lecce.

Ora mi mancano tre gol per diventare capocannoniere della storia della serie A croata. Igor Cvitanovic è a 126 gol, io a 124. È questo il mio obiettivo prima di lasciare definitivamente il calcio e dedicarmi interamente a un interesse che coltivo già da tempo: fare il collezionista di quadri e sculture di arte moderna del mio Paese.

A Lecce mi chiamavano Van Gogh e quando ero in Italia, capitando spesso a Milano, ho condiviso questa passione anche con Ariedo Braida.”

Sei stato un giocatore importante anche per la nazionale croata.

“Le buone prestazioni con il Lecce mi hanno portato a giocare molte partite con la nazionale (foto Totalposter.com, ndr). Erano gli anni delle qualificazioni per i mondiali in Giappone e Corea e feci bene, ottenendo la convocazione per la fase finale della Coppa del Mondo.

Giocai anche contro l’Italia, nel match vinto da noi 2-1 grazie a un gol di Olic che era entrato al mio posto. Ci fu grande euforia dopo quella storica vittoria, le nostre famiglie ci raggiunsero in Giappone perché pensavamo di avere la qualificazione in tasca. Poi però, perdemmo inaspettatamente contro l’Ecuador e così fu l’Italia a passare il turno.

A ottobre dello stesso anno disputai l’ultima partita in nazionale, Bulgaria-Croazia. Né io né Boksic fummo più convocati dopo quel match. Ma una gara importante nel mio percorso con la maglia biancorossa fu quella in trasferta contro Malta.

Avevo 23 anni ed entrai in campo dopo un quarto d’ora. Perdevamo 1-0 fino alla mezzora, ma nel secondo tempo ribaltammo il risultato. Simic pareggiò i conti e poi io realizzai una doppietta prima del gol finale di Davor Suker. Quei due gol furono decisivi perché salvai la panchina del nostro ct, Miroslav Blazevic”.

I nomi dei tanti talenti del Lecce scoperti da Corvino venivano accostati a grandi squadre…

“Beh, non posso nascondere che sono stato molto vicino al Milan. Piacevo molto a Cesare Maldini e anche Fatih Terim mi voleva, dopo avermi conosciuto anche per quello che avevo fatto in Turchia.

L’accordo col Milan era già fatto, poi non so perché qualcosa è andato storto. Anche il Parma mi ha seguito e aveva offerto per me quasi 30 miliardi”.

Un messaggio ai tifosi del Lecce, lettori di Salento Sport?

“Auguro il meglio a tutte le squadre in cui ho giocato, ma è il Lecce l’unica squadra che seguo sempre. Quest’anno la salvezza sembra dura, ma spero davvero che il Lecce rimanga in serie A, anche grazie all’aiuto dei tifosi che hanno sempre sostenuto me e i miei compagni, al Via del Mare e in trasferta. Forza Lecce!“.

Redazione SS
Nata nell'agosto 2010; vincitrice del premio Campione 2015 come miglior articolo sportivo, realizzato da Lorenzo Falangone; eletta "miglior testata giornalistica sportiva salentina" nelle edizioni 2017 e 2018 del "Gran Premio Giovanissimi del Salento" organizzato dalla redazione della testata on-line giovanissimidelsalento.com; presente al "FiGiLo" (Festival del Giornalismo Locale) nell'edizione 2018.
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