LECCE – Pagellone finale: Arrigoni e Cosenza i trascinatori, Liverani e la società i direttori d’orchestra

Solo promozioni nell'anno del ritorno in B. Decisivi i gol di Mancosu, Di Piazza e Saraniti, Perucchini e Lepore due sicurezze

Foto: L'abbraccio tra Liverani e Cosenza durante i festeggiamenti (©Michel Caputo)

Dopo la gara con il Padova di Supercoppa, la seguente premiazione con la Coppa di vincitori del girone C di Serie C ed il rompete le righe formalizzato martedì mattina, la stagione agonistica 2017/2018 del Lecce può dirsi ufficialmente conclusa (a livello burocratico lo sarà come sempre solo il 30 giugno). Una stagione che finalmente, dopo anni di sofferenza sportiva e delusioni in termini di risultati finali, ha fatto sorridere i supporter giallorossi e ha visto un club la cui proprietà è stata sempre capace di migliorarsi fino a costruire un giocattolo quasi perfetto, composto da elementi di assoluta qualità e orchestrato da Fabio Liverani,  un vero e proprio maestro che, a differenza dei suoi predecessori, ha saputo capire Lecce e il Lecce, portandolo sul tetto del campionato alla conquista di una B mai tanto sudata. Non solo la società, non solo mister Liverani: sono tanti i protagonisti di un’annata da incorniciare, le cui prestazione andiamo a proporvi di seguito nel nostro Pagellone di fine anno.

PORTIERI:

Perucchini 8 – Padrone assoluto della porta giallorossa, guardiano dalle qualità indiscutibili che anche quest’anno ha dimostrato di essere il portiere più forte di un campionato per cui è decisamente sprecato. Il bergamasco è stato protagonista di un torneo sontuoso, in cui ha alternato giornate di ordinaria ma sicura amministrazione a prodezze salva-risultato (Matera, Bisceglie, Cosenza e Siracusa su tutte valse in totale 8 punti fondamentali), incappando nel complesso in due o tre errorini che sono nulla rispetto alla grande stagione da miglior difesa del campionato (record perso all’ultimo turno causa 4 gol subiti da Chironi). Alla quarta esperienza nel Salento, finalmente il meritato premio: una promozione che per lui, reduce da Frosinone, Benevento e Foggia, vale doppio (35 presenze 24 reti subite, media voto 6,29).

Chironi 6 – Prima stagione da secondo, un ruolo tutt’altro che semplice e privo di responsabilità. Per fortuna di tutti Superpippo Perucchini non ha avuto problemi, e il giovane portiere autoctono ha avuto spazio solo in Coppa, dove ha fatto benissimo soprattutto con Bisceglie e Matera, e all’ultima con il Monopoli, quando ha deluso le aspettative anche a causa del clima festante in cui giustamente versava tutta la squadra. Ha tanto da migliorare, ma il futuro è dalla sua (1 presenza 4 reti subite, media voto 5).

Vicino sv – Terzo portiere proveniente dai dilettanti, è stato utile soprattutto per fare gruppo con i suoi tanti coetanei e negli allenamenti. Non ha avuto spazio se non in gare amichevoli, rimanendo di fatto un oggetto misterioso (0 presenze 0 reti subite, media voto sv).

DIFENSORI:

Ciancio 6,5 – Al suo secondo anno in giallorosso si migliora sotto tutti i punti di vista, risultato finale compreso. Tra i più vogliosi di riscatto anche perché fu un suo rigore sbagliato a chiudere le porte della B un anno prima, traducendo il tutto in un atletismo ed agonismo sempre al top a cui si somma una maggiore maturità che lo ha portato ad essere più attento dietro e più propositivo avanti. A suggellare una stagione positiva l’eurogol dalla distanza con che risulta decisivo nella grandissima rimonta all’andata con la Reggina (21 presenze 1 rete, media voto 5,92).

Cosenza 8,5 – Gladiatore, the wall, Leonida. Scegliete il soprannome che più vi aggrada, la sostanza non cambia: è lui il leader indiscusso della retroguardia giallorossa ritrovatasi granitica e fondamentale in ottica vittoria del campionato. Al terzo anno a Lecce anche in passato era stato l’ultimo a mollare sempre e comunque, è però nell’anno d’oro che è valso il ritorno in B che il centralone calabrese dimostra tutte le sue qualità, riuscendo a coniugare l’eccezionale agonismo capace di trascinare la squadra alle doti da protettore della propria porta che lo portano ad essere costantemente tra i migliori in campo in un’annata pressoché perfetta. Ritrova anche il gol, ma questo è solo un dettaglio in più (33 presenze 3 reti, media voto 6,68).

Riccardi 7 – Era arrivato in sordina, indicato come difensore centrale fisico, dotato di buona tecnica però acerbo per un girone così combattuto come quello meridionale. L’ex Hellas Verona si palesa invece come una piacevole sorpresa già alle prime occasioni, dimostrando che in caso di altrui squalifiche e infortuni Liverani ha le spalle coperte. Non solo, perché a fine autunno riesce a guadagnarsi una maglia da titolare che non molla fino all’infortunio che purtroppo ne chiude anticipatamente la stagione, mettendo anche un po’ nei guai la squadra. Nella sua stagione positiva giusto un paio di comprensibili sbavature, ma anche due reti consecutive con Fidelis Andria e Casertana valse nel complesso ben 3 punti (14 presenze 2 reti, media voto 6,15).

Marino 7 – Scelto per giocarsi una maglia da titolare al centro della difesa con Drudi, il mancino siciliano aveva destato qualche dubbio sul piano fisico, ed in effetti tarda a trovare condizione e continuità di rendimento. Difficilmente incappa in giornate-no e a testa sempre alta porta a casa il compito anche quando è arduo. Il meglio di sé riesce comunque a darlo nella fase-clou della stagione, quando non si possono commettere errori, ed è lì che tutta la sua esperienza viene fuori e che si guadagna un voto più che positivo, importante per aiutare una difesa che chiude alla grande (25 presenze 1 rete, media voto 6,20).

Di Matteo 7 – Cavallo di ritorno, dopo non essere riuscito ad esplodere in A ed essere reduce dalla sfortunata esperienza di Latina ha voglia di rivincita, che riesce a tradurre in un inizio di stagione da vero craque di mercato. La sua tecnica, la sua tenacia nell’attaccare gli spazi e proporsi in zona cross e la sua abilità nell’accompagnare l’azione e mettere in difficoltà gli avversari sono quanto di recente è più mancato al Lecce in Serie C. E’ vero, il calo nella seconda metà di torneo è tangibile, ma fosse rimasto sui vertiginosi livelli estivo-autunnali i giallorossi avrebbero chiuso a +15 sul Catania (28 presenze 0 reti, media voto 6,22).

Legittimo 6,5 – Giunto in gennaio dalla rivale Trapani in seguito allo scambio con Drudi, la sua duttilità consegna una certezza in più a Liverani, bisognoso di un ricambio mancino all’affaticato Di Matteo così come di una soluzione in più per il ristretto parco centrali. Il salentino, alla sua quarta esperienza scaglionata con la maglia con la quale è cresciuto, riesce a fare il suo e dare il suo contributo per la promozione, non scintillando per bellezza bensì dimostrandosi concreto ed efficace quando la palla ha iniziato a scottare (13 presenze 0 reti, media voto 6).

Valeri 6 – Scelto dal club giallorosso dopo l’ottima esperienza in D con l’azulgrana del Rieti, il mancino romano non è riuscito a ritagliarsi lo spazio che si immaginava, poiché probabilmente ancora non a suo agio con il grado di difficoltà che la Serie C riesce ad imporre. Le poche volte in cui è stato chiamato in causa non ha particolarmente deluso se non con il Bisceglie in Coppa, facendo invece discretamente in campionato e Supercoppa. Ha ampissimi margini di miglioramento (3 presenze 0 reti, media voto 5,83).

Gambardella sv – In tanti avrebbero voluto vederlo un po’ più all’opera, e invece Liverani gli concede solo due occasioni in Coppa non facendogli nemmeno assaporare un minuto di esordio in campionati professionistici. Cenno di colore: è tra i più appassionati nelle esultanze in panchina, e questo gli rende onore (0 presenze 0 reti, media voto sv).

CENTROCAMPISTI:

Costa Ferreira 7 – Elemento di maggiore classe nel centrocampo e forse anche nella rosa del Lecce, il portoghese vive una stagione di alti e bassi non tanto a causa delle prestazioni discontinue che invece sono sempre utili laddove non decisive, quanto per una condizione atletica troppo spesso non al top causa fastidi fisici che si porta dietro dall’estate all’inizio della primavera. Quando c’è, invece, si sente e come, dispensando assist, giocate tra linee (è lui l’unico vero trequartista completo a disposizione di Liverani) e anche un gol (25 presenze 1 rete, media voto 6,13).

Armellino 7,5 – Colpo di mercato targato Meluso, il centrocampista campano conferisce alla mediana giallorossa quel quid capace di sbaragliare le carte in gioco quando sul piano fisico (anche con gol di testa, tra cui quello promozione con la Paganese), quando su quello tecnico. Sul piano realizzativo non ripete i numeri da fenomeno mostrati a Matera, poco male perché imbastisce con Lepore un’intesa devastante per i malcapitati avversari di turno. Come detto, infine, il suo nome riecheggia ancora al Via del Mare causa marcatura decisiva davanti ai 23mila del match che ha scritto la storia recente del club di via Costadura (35 presenze 3 reti, media voto 6,21).

Mancosu 8,5 – Ladies and gentlmen, giù il cappello e smoking fuori dall’armadio per ammirare le gesta del 4 di Liverani, l’elemento che più di tutti è stato in grado di spaccare le partite con le sue giocate d’alta scuola. Decisivo in avanti dalla prima giornata (assist per Di Piazza) alla fase fondamentale per la promozione (senza il suo a Reggio Calabria chissà di cosa staremmo parlando ora), la mezzala sarda è risultata pedina fondamentale nello scacchiere tattico del Lecce, coniugando palleggio con l’asse Armellino-Arrigone, intesa con Di Matteo e generosità nel recuperare (cosa che Padalino un anno prima non era riuscito a inculcargli a dovere). Dulcis in fundo, l’abilità nel tirar fuori il coniglio dal cilindro tipica dei fenomeni: a Matera, a Trapani e col Cosenza tre capolavori belli e decisivi da raccontare ai nipotini (33 presenze 7 reti, media voto 6,36).

Lepore 7,5 – Il figliol prodigo finalmente profeta in patria. In realtà una promozione (e che promozione!) l’aveva già conquistata con la sua maglia del cuore, ma non da protagonista; in realtà delle straordinarie annate in giallorosso le aveva già messe a referto di recente, ma senza promozione. Ebbene il capitano leccese, amatissimo quasi all’unanimità dal suo pubblico (una rarità per le caratteristiche tipiche del tifoso giallorosso), riesce nell’impresa di coniugare le due cose, interpretando alla grande il ruolo ormai definitivo di esterno basso (con Rizzo era nuovamente partito da ala-centrocampista) e riuscendo ad esultare per la vittoria del campionato. Sulla quale il suo zampino è forte: su tutti gli episodi, l’arcobaleno mancino con il Racing Fondi a due giornate dai festeggiamenti (34 presenze 3 reti, media voto 6,17).

Arrigoni 8,5 – Il migliore di tutti tra i calciatori, batte in volata Cosenza e Mancosu che completano il podio. Sulla valutazione della stagione dell’MVP giallorosso pesa certamente in positivo il fattore sorpresa, se si considera che in agosto era considerato quasi un peso, un intralcio all’arrivo di un big over causa prima stagione salentina non straordinaria. E invece Rizzo prima e Liverani poi gli danno fiducia, e in particolare il tecnico romano ne fa’ un giocatore nuovo. Un regista completo, capace di coniugare tecnica (possesso palla da leader e rifinitura da fantasista, si vedano i ben 7 assist in tabellino) e interdizione, quest’ultimo aspetto a un soffio dalla perfezione grazie a una grinta e dedizione alla causa da standing ovation. Solo applausi per il direttore d’orchestra di un Lecce riscoperto bello e vincente (36 presenze 0 reti, media voto 6,40).

Tsonev 7 – Devastante nel girone d’andata, in netto calo ma comunque utile in quello di ritorno, il bulgaro già positivo un anno fa trova continuità, pur non riuscendosi ancora a ritagliare un posto da titolare fisso nell’undici di mister Liverani. Sostituisce egregiamente sia Mancosu sia Costa Ferreira quando serve, non certo gli ultimi arrivati, e grazie alle sue giocate (non sempre accompagnate dalla giusta concentrazione e grinta) entra di diritto tra i beniamini della tifoseria giallorossa. Il suo gol a Siracusa, mancino al volo da fuori sotto l’incrocio, è il più bello dell’annata giallorossa (21 presenze 2 reti, media voto 6,19).

Megelaitis 6 – Prospetto interessante, buona tecnica e personalità palla al piede ma non ancora maturo per il calcio italiano, il lituano all’inizio sembra essere il perfetto vice-Arrigoni, ruolo che non riesce a mantenere nel tempo. Poche apparizioni, un gol al Matera in Coppa e, forse, la fiducia del club che potrebbe riscattarlo (6 presenze 0 reti, media voto 6).

Lezzi 6,5 – Una presenza che gli vale l’esordio Pro nel derby stravinto con la Virtus Francavilla. Buone giocate e un voto finale di incoraggiamento per il più interessante prodotto del settore giovanile attualmente sotto contratto (1 presenza 0 reti, media voto 6,5).

Tabanelli 6,5 – Acquistato in gennaio per il ruolo di trequartista, è stato accolto tra grande curiosità e qualche perplessità. Partito benino, con il passare delle settimane i dubbi sulla sua tenuta fisica e sulle sue qualità hanno preso il sopravvento, ma tolti gli erroracci sottoporta con il Siracusa (match in cui la palla sembrava proprio non voler entrare) si è sempre dimostrato all’altezza della situazione, riuscendo a strappare applausi per qualche giocata interessante e un voto pienamente sufficiente (11 presenze 0 reti, media voto 5,95).

Selasi 6 – Un voto per così dire metaforico, di incoraggiamento per la sua carriera e frutto più del risultato di squadra che del suo merito. Arriva in sordina in prestito dal pescare per regalare fiato, gamba ed agonismo ad una mediana in debito d’ossigeno, non riuscendo mai ad andare oltre il minimo compitino. Si difende bene e nulla più, pur meritando di partecipare ai festeggiamenti (7 presenze 0 reti, media voto 5,63).

ATTACCANTI:

Di Piazza 7,5 – E’ lui il re dell’attacco giallorosso, la stella della squadra. Doti atletiche da Serie A, qualità tecniche che fanno la differenza, il tutto non sempre accompagnato dalla giusta concentrazione. Capocannoniere assoluto di Coppa Italia, unico realizzatore in Supercoppa, miglior marcatore dei suoi in campionato, l’ex Foggia si guadagna di diritto le standing ovation del Via del Mare che in lui rivede gli attaccanti che furono. Segna tanto, qualche gol di troppo lo sbaglia, sotto il profilo mentale non è il top (vedi rosso col Trapani e scaramucce invernali con Liverani), ma quando è al top è il faro offensivo della squadra. E quel gol al Catania fa ancora cantare i tifosi (30 presenze 10 reti, media voto 6,12).

Caturano 7 – Un voto meritato per un elemento che in due anni e mezzo ha dato tanto, ha dato tutto alla causa giallorossa. Magari non sarà stato il bomber di Scampia che tutti a Lecce hanno ben conosciuto in passato, tuttavia il suo lavoro sporco per i compagni non è mai mancato, pur andando a scemare causa pessima condizione nel 2018. Anche quest’anno i gol ci sono comunque stati, sebbene concentrati maggiormente nell’andata, elemento tutt’altro che da sottovalutare nell’economia della stagione (30 presenze 8 reti, media voto 5,94).

Torromino 7 – Ufficialmente ceduto in aprile, o almeno così è solo per la Lega, perché da Lecce non si muove per spingere i compagni al trionfo finale. Il gesto di svincolarsi formalmente per poter, da infortunato, liberare il posto a Pacilli la dice tutta sul suo attaccamento alla maglia, per la quale dà l’anima sin dalla prima giornata, sin dall’eurogol decisivo con il Trapani, passando per quello con la Reggina e a Bisceglie. Prodezze magari più isolate del solito, comunque importanti e firmate da un elemento di categoria superiore (31 presenze 5 reti, media voto 5,86).

Pacilli 6,5 – Come Caturano e Torromino è penalizzato dal modulo, non riuscendo a ripetere le magie di un anno prima. La qualità è intatta, e si vede più saltuariamente pur risultando importante in alcuni frangenti del campionato, su tutti l’1-3 con la Juve Stabia in cui firma due grandissimi assist. Gli manca il gol, non l’affetto del pubblico che lo accoglie in tripudio dopo il reintegro (14 presenze 0 reti, media voto 6,23).

Persano 6,5 – Fallito il Modena, fa rientro alla casa madre e si mette a disposizione della squadra. Liverani crede molto in lui, e spesso gli affida l’arduo compito di togliere le castagne dal fuoco. Il giovane sandonatese non ci riesce con un gol, pur dispensando giocate e risultando sfortunato causa superlativa opposizione del portiere avversario, su tutti Furlan a Trapani. Avrà modo di rifarsi (7 presenze 0 reti, media voto 6,20).

Dubickas 6,5 – Oggetto misterioso di inizio campionato, una volta ambientatosi il lituano riesce a mostrare personalità e caratteristiche importanti che gli fanno guadagnare la fiducia del mister a dispetto dell’età. Due centri in Coppa, uno in campionato in casa Akragas e un paio di maglie da titolare non sempre sfruttare al top non solo per causa sua. Sportella spesso e volentieri  risultando tra le più belle sorprese del torneo (14 presenze 1 rete, media voto 5,94).

Saraniti 7,5 – Il colpo a sorpresa del mercato invernale, arrivato quando nessuno se l’aspettava e alla fine dei giochi fondamentale. Con Caturano parzialmente inceppato al Lecce manca una punta vecchio stampo, ed ecco come per magia fare qualche chilometro verso sud il capocannoniere del campionato, quel Saraniti che solo qualche anno prima lottava nel fango dell’Eccellenza siciliana. Più che una sorpresa, una sentenza: le marcature con Catanzaro, Bisceglie, Cosenza e Akragas valgono di fatto la B. Sfiora il titolo di capocannoniere; un dettaglio, considerato il contorno succulento (13 presenze 5 reti, media voto 6,12).

CEDUTI:

Drudi 6

ALLENATORI E DIRIGENTI:

Rizzo e Maragliulo 6 – Bravi e sfortunati. Gettano le basi per quella che si rivela la stagione del ritorno in B, guadagnandosi di diritto una percentuale della torta-promozione. Sbagliano qualcosina sul piano del mercato e delle valutazioni tattiche, ma soprattutto non reggono le esorbitanti pressioni della piazza esplose nel post-Catania. Il coraggio di fare un passo indietro merita applausi e, alla lunga, è stato ripagato (4 presenze, media voto 5,86).

Liverani 9 – Detto dei grandi meriti degli interpreti in campo, tutti in piedi a rendere omaggio e ringraziare il maestro di un’orchestra bella e vincente. Il tecnico romano è arrivato tra qualche dubbio e tanta curiosità, e per farsi conoscere ci ha messo meno di niente. Il suo Lecce è partito a mille, inanellando vittorie e risultati utili (addirittura 22!), guadagnando la testa all’ottavo turno e non lasciandola più. Qualche piccolo errore “di gioventù” con l’arrivo dell’inverno, poi il capolavoro. Nel momento più difficile dell’anno non perde la testa, predica calma, la squadra si compatta, macina punti a suon di prestazioni soprattutto difensive e, sfruttando le caratteristiche stesse del campionato, vince di slancio e con grande merito. Finalmente un allenatore che capisce Lecce. La vittoria è solo una fisiologica conseguenza (32 presenze, media voto 6,44).

Dirigenza 9 – Tifosi, grandi professionisti, soprattutto signori. Una società d’altri tempi fatta di gente per bene, che non cede alle altrui provocazioni e nemmeno ai drammi sportivi (tolta qualche ovvia protesta) da rigori non dati (incredibili quelli con Matera e Siracusa che potevano costar caro). Soprattutto una società capace di indovinarle quasi tutte sul mercato e in fase di programmazione (biennale, non solo quindi di quest’anno appena concluso), raccogliendo finalmente quanto meritato e seminato, affetto della propria gente compreso. I tifosi possono dormire tranquilli: non sapremo se sarà Serie A, ma di sicuro ci sarà da divertirsi tanto ancora.

Alessio AMATO
Giornalista, scrittore e imprenditore nel settore dei servizi culturali. Iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2016, già redattore de Il Giornale di Puglia, Tagpress e, dal 2013, di SalentoSport.net.

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