LECCE – Giorgetti sa come si fa: “Strambelli ha sbagliato, ma potrebbe avere ancor più stimoli”

L'ex centrocampista, in giallorosso dal 2000 al 2002 e arrivato proprio dal Bari, ha saputo come farsi amare dalla tifoseria salentina, risultando tra i più indicati ad esprimersi sulla delicata vicenda del trequartista pugliese

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Foto: Rodolfo Giorgetti, sulla sinistra, assieme al nostro Lorenzo Falangone

In queste prime settimane dell’anno solare il possibile approdo in giallorosso di Nicola Strambelli ha occupato, ed occupa tutt’ora (la trattativa è tutt’altro che definitivamente saltata), gran parte dei discorsi relativi al mercato del Lecce. Una vicenda che, oltre ad aver raggiunto la ribalta nazionale per le sue peculiarità, ha assunto i connotati della telenovela su cui un po’ tutti hanno espresso la loro opinione. A tal proposito abbiamo sentito in esclusiva uno che di passaggi dal Bari al Lecce se ne intende, avendolo vissuto in prima persona e con ottimi risultati, ovvero Rodolfo Giorgetti, centrocampista molto amato dalla tifoseria salentina per l’impegno profuso per la causa e protagonista della storica salvezza in Serie A della stagione 2000/2001.

Ha avuto modo di seguire il “caso Strambelli” e di farsi un’idea a riguardo?

“Essendo molto legato ai colori giallorossi, ho naturalmente seguito anche questa vicenda. La mia opinione è che Strambelli abbia sbagliato, in questi anni, a schierarsi nettamente contro il Lecce. Con le famose esultanze del trenino non si è espresso in difesa dei suoi colori, ovvero quelli di Fidelis Andria prima e Matera poi, bensì contro i giallorossi. E’ un tifoso barese e può anche essere comprensibile, ma non doveva farlo anche perché poi nel calcio non si sa mai quello che può succedere, vedi la situazione attuale. Capisco i tifosi leccesi, per loro non è facile anche perché vivono per quello, e certe cose te le leghi al dito. Al contempo squadra e società devono un attimo distaccarsi dalla tifoseria se credono che Strambelli possa essere importante per loro. Non credo che per il club sarebbe un rischio prenderlo, perché quella leccese è una tifoseria matura e capirebbe, stando vicina alla squadra come sempre. Il rischio sarebbe invece per lo stesso Strambelli, che troverebbe un ambiente pronto a dargli addosso in caso di errore, viste le premesse, ma al contempo potrebbe rappresentare uno stimolo in più per dare tutto per la maglia del Lecce”.

La sua situazione fu molto diversa. Come venne accolto in giallorosso dopo i quattro anni al Bari?

“E’ vero, non c’è paragone tra la mia storia e quella di Strambelli. Io mi sono sempre comportato da professionista, dando il massimo per i biancorossi ma sempre nel rispetto dell’avversario, non cadendo mai negli sfottò o in roba del genere. Ecco che appena giunto nel Salento sono stato accolto bene, ben voluto da subito, amato, e già alla terza giornata eravamo lì ad esultare per un derby vinto anche grazie ad un mio assist. Poi è stato un crescendo di emozioni. Ho ricevuto un grande affetto, anche oltre quello che meritavo. Quella giallorossa è una tifoseria matura, intelligente. Hanno capito che remavo per loro, che ero pronto a dare tutto per quella maglia, ed hanno ricambiato in un modo che mi emoziona ancora oggi a pensarci. Vedi la standing ovation ricevuta dopo il mio rientro in campo post-infortunio”.

Di momenti belli con la maglia del Lecce ne ha vissuti tanti. Qual è stato il più bello di tutti?

“E’ stato un periodo talmente intenso che è difficile scegliere un ricordo singolo. Il primo anno, in particolare, mi sono sentito davvero un campione, nonostante fossi un elemento di quantità e dalle qualità modeste, ma l’entusiasmo era talmente tanto che sembrava di giocare in una big. C’era un grande pubblico, una grande squadra capace di espugnare San Siro sponda Inter e fermare Milan e Juventus, e una grande società che non ci faceva mancare nulla, per un contesto degno dei club che lottavano per l’Europa. La nostra forza era il gruppo, composto da amici veri pronti ad accogliere e integrare tutti, vedi quanto accaduto poco dopo con Giacomazzi e Chevanton, da subito a loro agio con noi. Tornando al ricordo, dovendo scegliere metto su tutti lo storico Lecce-Lazio 2-1. Una vittoria decisiva contro una squadra fortissima. Ricordo che erano talmente forti loro che fui costretto a mettere ko Lopez, che venne sostituito. Poi fu merito nostro far gioire i tifosi, ed ho ancora i brividi se penso al miracolo di Chimenti su Ravanelli nel finale, con i nostri tifosi appostati a bordocampo in massa e pronti a festeggiare con noi per la meritata salvezza”.

Tornando al presente, ha già detto di seguire con passione il Lecce. Potrebbe essere questo l’anno giusto? Cosa pensa dell’operato di mister Liverani?

“Il tecnico romano è stato bravo a ottenere subito ottimi risultati, in modo da poter lavorare con tranquillità nella costruzione di quello che voleva fosse il suo Lecce. I giallorossi hanno sommato una considerevole quantità di punti e costruito un margine di vantaggio sul Catania che non è da sottovalutare, ma che ora conta solo fino a un certo punto. Il campionato è davvero molto, molto lungo”.

Alessio AMATO
Giornalista, scrittore e imprenditore nel settore dei servizi culturali. Iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2016, già redattore de Il Giornale di Puglia, Tagpress e, dal 2013, di SalentoSport.net.

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