MONDIALI – Top & Flop finalissima: Messi al tappeto, Gotze punisce un’Argentina sprecona

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I TOP:

“SEMPRE” LORO – C’è poco da dire: ha vinto la squadra più forte, quella che più di tutte a meritato nell’arco della manifestazione e, probabilmente, anche ieri. Certo, la Mannschaft, come ogni squadra campione che si rispetti, è stata accompagnata dalla dea bendata, che le ha fatto superare anche immeritatamente lo scoglio Algeria, resistere contro una più vispa Francia e, anche nella finalissima, l’ha appoggiata nei momenti più delicati. Ma tutto questo non per sminuire il grande lavoro di Low e dei suoi ragazzi, autori di 17 gol fatti a fronte di 4 subiti nell’intera manifestazione. E poi, parafrasando Gary Lineker, alla fine vincono sempre i tedeschi. Quando non incontrano l’Italia, aggiungiamo noi

LA MEGLIO GIOVENTU’ – Mario Gotze non lo scopriamo certo ieri, e non è certo diventato famoso perché è uno dei giocatori più giovani ad aver deciso una Coppa del Mondo. Gotze è alla ribalta del calcio mondiale già  da 4 anni, quando Jurgen Klopp nel suo Borussia Dortmund gli affidava le chiavi della trequarti pur essendo lui “solo” un promettente 18enne. Ecco che, qualche anno dopo, il giovane Mario regala il quarto mondiale alla sua nazionale. Mentre altrove si è troppo impegnati a cercare pesanti eredità  in campioni ormai stagionati o in caricare di responsabilità  pseudofenomeni che tardano a maturare, in Germania danno fiducia ai giovani (sono altri 6 gli under 24 nella rosa dei Campioni del Mondo), facendoli crescere senza eccessive pressioni mediatiche. I risultati? Loro poi vincono

SUCCESSO BEN COSTRUITO – Low è stato molto bravo, perché è vero che poteva contare su una rosa di prim’ordine, ma è anche vero che gestire tanti campioni in un unico undici da amalgamare alla perfezione è tutt’altro che facile. Lui ci è riuscito, ed anche ieri i tedeschi, nonostante la pesante defezione di Khedira, hanno messo su una prestazione attenta nonostante la posta in palio, con una difesa solida sebbene lenta, un centrocampo ai limiti della perfezione ed un attacco atomico. Un ottimo lavoro negli ultimi anni? No. Questo è un successo costruito dal lontan 2004, quando la federazione, stanca del secondo europeo consecutivo di pessime figure, decise di rivoluzionare in ogni aspetto, tecnico ed organizzativo, le strutture ormai deteriorate del calcio teutonico. Prendi esempio, cara FIGC

RIZZOLI – Oltre al laziale Miro Klose, sempre più nella storia, un altro pezzo di Italia nella finale del Maracanà  ce l’ha concesso la Fifa scegliendo Rizzoli come arbitro dell’atto conclusivo di Brasile 2014. Una decisione giusta, visto che l’arbitro emiliano è sempre stato protagonista di ottime prestazioni in questo mondiale. Nemmeno nella delicatissima finale ha steccato, anzi ha diretto con equlibrio ed autorevolezza. Unici dubbi: gli interventi pericolosissimi di Howedes e Aguero, che ha deciso comunque di non punire con il rosso, e l’uscita di Neuer, in cui giustamente non è stato assegnato il rigore. Promosso

I FLOP:

MESSI MALE – Eppure era partita bene l’Argentina, che nella prima parte del match aveva messo in seria difficoltà  la retroguardia avversaria. Superata la foga agonistica, però, la seleccion è calata vistosamente ed ha provato inutilmente a far caricare il peso dell’attacco sulle spalle del suo fenomeno Leo Messi che, come troppo spesso succede ultimamente, è mancato nel momento più importante. Partita alla grande, la pulce è sparita dal campo nella ripresa e, poi, nei supplementari. Fare paragoni intergenerazionali è sempre qualcosa di stupido, ma non possiamo esimerci dal sottolineare che Leo ha fallito l’appuntamento con la storia, restando un gradino sotto, almeno nella cultura pop, rispetto al Pibe de Oro. Di diez albiceleste ce n’è solo uno, ed un pallone d’oro mondiale regalato non basta a cambiare le cose

HIGUAIN E PALACIO – Le due punte nostrane regalano, praticamente, la Coppa alla Germania. Perché fallire due gol così, due occasioni tanto importanti in una gara che vale la gloria è davvero imperdonabile. Il Pipita non sfrutta, nel primo tempo, un regalo di Toni Kroos e, a tu per tu con Neuer e con praticamente l’intero specchio della porta davanti a lui, strozza clamorosamente il tiro calciando al lato. Meno tempo per calciare ha avuto il Trenza, ugualmente scandaloso al momento di concludere a rete  con un improbabile pallonetto. Due errori che, uniti alla dormita di Demichelis sul gol di Gotze, hanno issato la bandiera tedesca sul tetto del mondo calcistico

DON’T CRY FOR ME – Povera Argentina, riuscita dopo 24 anni ad arrivere finalmente tra le prime quattro e che vede sfuggire la Coppa a pochi minuti dai calci di rigore, contro una Germania più forte ma che gli ha lasciato non poche opportunità  per colpire. Detto degli errori degli attaccanti, detto della delusione-Messi e della vacanza di pochi secondi ma decisiva che si è concesso Demichelis, anche Sabella ha le sue piccole colpe in questo mancato successo. Perché ha tolto un imprendibile Lavezzi per un inguardabile Aguero? Perché ha inserito il tutt’altro che cinico Palacio quando c’era solo da buttarla dentro? E perché, nei minuti decisivi, togliere il dinamismo di Perez per il pur tecnico ma moviolistico Gago? Dopo il finto svenimento con il Belgio, caro Sabella, stavolta per te ci sarebbe da farlo davvero.

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