MONDIALI – ‘Te lo dò io il Brasile’, day #33: sono i migliori, riconosciamolo. Ed imitiamoli, magari…

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Non siamo proprio al settimo cielo ma dobbiamo inchinarci alla squadra più forte e riconoscere che la Germania ha di gran lunga meritato il titolo di campione del mondo.

Nella finale del Maracanà i tedeschi di Low hanno sofferto un pò l’Argentina ma hanno limitato il raggio d’azione di Messi, l’uomo che doveva far vincere la terza coppa all’albiceleste ma nella serata più importante della sua carriera si è eclissato, è sparito. E a poco basta il premio consegnatogli a fine partita, e probabilmente nemmeno meritatissimo, di miglior giocatore del torneo. L’emblema della serata di Messi si può racchiudere in ciò che è accaduto al minuto 122 con la Germania avanti e a pochissimi secondi dal triplice fischio. Punizione dai 20 metri, sul pallone c’è la Pulce che calcia di sinistro. Altissimo.

Maradona era un’altra roba, signori. Ora è chiaro a tutti, vero? Diego ha vinto tutto da solo, Leo no.

La coppa è stata sollevata al cielo di Rio da capitan Lahm, esemplare nella sua dedizione alla causa e nella professionalità. Ma la Germania deve dire grazie al ragazzino subentrato al 98’ a Miro Klose, ieri assolutamente avulso dal gioco. Si chiama Mario Gotze, ha 22 anni e se non è il più giovane a decidere una finale di coppa del mondo poco ci manca. Mario era partito titolare in Brasile ma nelle prime gare non aveva convinto Low che ben presto lo ha fatto accomodare in panca per far spazio a Klose. Ieri nuova staffetta tra i due, la più importante, decisiva. Gol Germania, gol di Gotze, coppa che va a Berlino, magari proprio in braccio alla cancelliera Merkel, in tribuna ieri. Sembrava emozionata la padrona d’Europa ieri, più dei protagonisti in campo. La sobrietà tanto invocata da Angelona i ragazzi di Low la hanno messa in pratica tutta nei festeggiamenti pacati: sorrisi, strette di mano, abbracci. Sembrava il finale di una partita comune. Beh, so tedeschi. E sono i migliori, occorre ammetterlo. E soprattutto occorre prendere esempio da loro, studiarli, imitare la loro programmazione. Questi qui possono dettar legge per anni e anni. L’Italia è nella condizione già attraversata dai tedeschi: due fallimenti di fila (2010 e 2014 noi, 1994 e 1998 loro) ma poi un titolo, una finale e due semifinali. Basta questo per incoronare la Germania, renderle omaggio e riconoscerle il titolo di squadra più forte del mondo.

Il mondiale dei mondiali è finito, l’appuntamento è tra quattro anni in Russia.

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