EURO 2016 – Day #31: Galletti allo spiedo, Eder scrive la storia. Portoghesi campioni!

portogallo uefa.com

Foto: Il Portogallo campione d'Europa 2016 (@uefa.com)

Da barzelletta della competizione a squadra vincitrice il passo è breve. È questa la storia del Portogallo di Fernandos Santos che, dopo aver superato per 0-1 ai supplementari la Francia padrona di casa e super favorita della vigilia, si è laureato, un po’ a sorpresa, Campione d’Europa per la prima volta della sua storia, al termine di un match dalle emozioni altalenanti che rispecchia fedelmente l’andamento della kermesse disputata dai lusitani. Ripescati come una delle migliori terze dopo un girone dal bassissimo contenuto qualitativo (con Austria, Islanda, Ungheria e zero vittorie) disputato al di sotto delle aspettative, i rossoverdi, anche alla luce delle fortunate prove con Croazia e Polonia, sono apparsi sempre più come dei Fantozzi al contrario, perseguitati non dalla nuvoletta di pioggia ma dagli unici raggi di sole in un panorama tempestoso. Cristiano Ronaldo e soci hanno fatto di necessità (e soprattutto di cinismo) virtù, riservandosi il meglio per la semifinale con il Galles e, soprattutto, per la finalissima dello Stade de France, dove hanno risposto alla grande all‘infortunio proprio della stella con il 7 sulle spalle, gestendo bene il match contro una squadra dalle doti tecniche, fisiche ed atletiche superiori. Ecco perché, in fin dei conti, la compagine portoghese non ha certo demeritato di salire sul trono di Francia.

La fase iniziale del match parigino lasciava presagire però tutt’altro finale, visto che i Bleus sembravano tutt’altro che remissivi o intimoriti dalle pressioni. Pronti-via e subito uno dei man-of-the-match, Rui Patricio, deve volare per negare la settima gemma al tutto sommato deludente Griezmann, pericoloso solo due volte e solo di testa, nonostante sia alto una baguette e mezzo. Dopo un paio di furiose incursioni dell’indomabile leone Sissoko, ecco l’andamento soporifero ormai caratteristico delle gare in cui c’è in campo il Portogallo, tanto che la scena se la prendono tutte le migliaia di falene che invadono Saint-Denis, forse attirate dai residui del sudore di Low, che da quelle parti ci era passato qualche settimana prima. Intorno alla mezz’ora, il colpo di scena: Ronaldo esce infortunato, dopo aver tentato invano di riprendersi da una botta subita da Payet.

Quando tutti si aspettavano un Portogallo ko come il suo fenomeno e un Pepe in formato vendicatore riscoprire il suo istinto animalesco per farsi giustizia in nome del compagno ferito, ecco che i lusitani riescono invece a coniugare alla perfezione l’orgoglio e la voglia di conquistare il loro primo trofeo con l’applicazione tattica tanto voluta dal ct Santos. I lusitani soffrono pochissimo (una parata su Giroud e un palo di Gignac) e ci provano finalmente in avanti, sfiorando il gol con Joao Mario, Quaresma e con la traversa di Guerreiro. Il legno colpito dal terzino sinistro è il preludio al gol vittoria targato Eder, che lascia partire un fendente imparabile o quasi per Lloris che distrugge in un sol colpo i sogni di gloria dei transalpini e con essi il loro autobus scoperto, troppo precocemente preparato a festa dai nostri sempre umili cugini d’Oltralpe. Dopo il fischio finale di Clattenburg è tripudio portoghese. La Nazionale dell’estremo occidente europeo riesce così a scrivere finalmente la propria favola, seconda solo a quelle inarrivabili dell’accoppiata Danimarca-Grecia. Il Portogallo fa suo un Europeo che magari non verrà ricordato per la sua caratura tecnica, ma che ha comunque regalato tante storie, dagli spettacolari tifosi irlandesi ai simpatici cori dei loro cugini del Nord (Will Grigg’s on fire su tutti), dalle emozionanti cavalcate di Galles e Islanda alle prove d’orgoglio di un’Italia povera in qualità ma meritevole di applausi. Un Europeo che, comunque, ci ha fatto vivere un mese di grandi emozioni.

Articoli Correlati