[ESCLUSIVA SS] MONDIALI – Il ‘Falco’ Ferri, l’invasore che vuole sensibilizzare: “L’ho fatto per Ciro e per il popolo brasiliano”

In Italia lo conosciamo come un invasore professionista, arrivato alle luci della ribalta già con le “passeggiate” nel corso di partite importanti come Sampdoria-Napoli, l’amichevole Italia-Olanda del 2009, Inter-Mazembe, Real Madrid-Milan ma anche la finale di Champions del 2011 Barcellona-Manchester United. Ora però, Mario Ferri detto “Falco“, grande amico tra gli altri di Antonio Cassano, è conosciuto in tutto il mondo non solo per aver fatto invasione, con la sua classica “divisa” da Superman, nell’ottavo mondiale tra Belgio e Usa, ma soprattutto per i messaggi che ha voluto lanciare al mondo intero, con conseguente polemica con il presidente della Fifa Joseph Blatter.

“Questa non è stata la classica invasione – ci tiene subito a precisare Ferri, all’inizio dell’intervista che ci ha concesso in esclusiva – fatta per gioco, come quelle che ho fatto fino ad ora. In questo caso, viste le motivazioni che mi hanno spinto a compiere questo gesto e tutto ciò che c’è stato intorno, mi è rimasto davvero qualcosa di importante, qualcosa che mi ha migliorato come persona”.

Come mai hai deciso di fare invasione proprio in quella partita, e come hai fatto ad eludere la sicurezza brasiliana?

“Innanzitutto io ero partito dall’Italia con l’intenzione di fare invasione il 5 luglio a Salvador, giorno per il quale avevo comprato il biglietto in occasione del quarto di finale che, secondo i miei calcoli, sarebbe dovuto essere tra Olanda ed Italia, e che invece è stato OlandaCosta Rica. Ho scelto Salvador perché l’Arena Fonte Nova era lo stadio più semplice in cui fare invasione, ma per essere più sicuro decisi di acquistare sul posto un biglietto anche per Belgio-Usa, per studiare la situazione in modo da essere preparato per la gara di 4 giorni dopo. Sono entrato allo stadio con una carrozzina, perché purtroppo era l’unico modo per raggiungere lo scopo. Ci tengo comunque a precisare che non ho tolto il posto a nessun disabile, perché il mio era un biglietto normale. Arrivato al bordo del campo, ho deciso di cogliere l’attimo e che era inutile rimandare l’invasione di qualche giorno, così sono entrato in campo senza essere in alcun modo ostacolato, per poi uscire di mia volontà. Di seguito sono stato portato fuori dallo stadio, senza subire violenze di alcun tipo”.

C’è stata molta polemica riguardo la tua decisione di fingerti disabile. Cosa hai da dire in merito?

“Ho chiesto subito scusa per aver utilizzato questa modalità, e lo farò sempre, soprattutto nei confronti di chi disabile lo è davvero e può essere stato ferito dal mio comportamento. Ci sono però tante altre persone che, pur non essendo nella posizione di farlo perché si rendono protagonisti di atti ben più dannosi del mio, si ergono a moralisti della situazione senza conoscere tutti i fatti. Ripeto, so che a vedere la vicenda dall’esterno ed ignorando tante cose, il gesto può essere apparso di cattivo gusto, ma bisogna sapere tante cose. Subito dopo l’invasione, ho donato la carrozzina all’ospedale di Salvador, ho venduto all’asta la maglia con cui sono sceso in campo ricavandone 2mila dollari che ho donato ad una fondazione che si occupa di aiutare la gente delle favelas della città baiana ed infine, cosa più importante, credo che il fine che avevo giustificava il mezzo

Vuoi spiegarcelo?

“Certo. Sulla mia maglia avevo due scritte: Ciro vive e Save the favelas children. In pratica, il mio obiettivo era sensibilizzare gli spettatori al gravissimo problema della povertà in Brasile, al fatto che dietro alla bella facciata del mondiale c’è un governo che ignora totalmente i milioni di ragazzi che vivono in condizioni disperate, e su questo ho realizzato anche un reportage dal titolo ‘Il lato B del Mondiale’. Tant’è che, dopo essere stato cacciato dallo stadio, sono stato avvicinato dal comitato ‘No Fifa’ che ha subito solidarizzato con me e mi ha ringraziato per la visibilità che ho dato ai problemi per cui loro si battono tutti i giorni. Abbiamo stretto amicizia e nei giorni successivi ho manifestato con loro. Inutile dire che la Fifa non l’ha presa bene, spingendo sul governo brasiliano per darmi una punizione molto pesante: andar via dal Brasile entro tre giorni e tenermene lontano per i prossimi 5 anni. Poi, non meno importante, la tragedia di Ciro (Esposito, tifoso del Napoli ammazzato da un colpo di pistola sparato, presumibilmente, da Daniele De Santis poco prima di Napoli-Fiorentina di Coppa Italia, nel maggio scorso a Roma ndr), morto poco prima della mia partenza dall’Italia. Volevo che tutto il mondo sapesse di questo dramma ingiustificabile e ci sono riuscito. Dopo la mia invasione, tutti mi chiedevano e si chiedevano cosa fosse successo al povero Ciro, rimanendo scioccati dopo aver scoperto la storia. Ho avuto l’onore di conoscere la famiglia dello sfortunato ragazzo napoletano, che mi ha anche ringraziato per aver sensibilizzato alla storia del loro ragazzo. Per questo penso di aver fatto qualcosa di buono, che è servita molto anche a me”

A qualcuno, in alto, non è piaciuta per nulla la tua invasione, giusto?

“Esatto. Non appena mi sono avvicinato al gruppo ‘No Fifa’, guarda caso, il presidente Blatter ha deciso bene di dichiarare al mondo che dovevo vergognarmi per aver usato l’espediente della carrozzina, ignorando totalmente i messaggi che ho voluto con la mia invasione. Subito dopo sono stato raggiunto da decine di televisioni brasiliane che mi hanno chiesto cosa pensassi delle dichiarazioni del presidente della Fifa. Io ho risposto che posso anche vergognarmi di essermi finto disabile, ma che lui deve vergognarsi per aver calpestato i diritti di un intero popolo, di aver espropriato milioni di case a gente ora nullatenente per costruirci sopra i suoi stadi e per aver sedato con la violenza le proteste dei brasiliani. Sarebbe bello che tutti sapessero chi sono le persone che fanno davvero del male”

Alessio AMATO
Giornalista, scrittore e imprenditore nel settore dei servizi culturali. Iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2016, già redattore de Il Giornale di Puglia, Tagpress e, dal 2013, di SalentoSport.net.

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