LEGA PRO – Pagellone finale girone C, Foggia e Francavilla su tutte. Lecce migliore delle deluse

Flop roboanti di Taranto e (ancora) Catania, Matera e Juve Stabia reggono male. Tra le sorprese positive anche Siracusa, Paganese e Fondi

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Foto: Il Foggia, promosso in B (©G.Fontana/CWP)

Il campionato di Lega Pro deve ancora emettere il suo ultimo verdetto, ovvero chi si aggiungerà a Cremonese, Venezia e Foggia sull’ascensore che sale direttamente in Serie B. Tale nome verrà fuori dalla Final 4 di Firenze (con in campo Reggiana, Alessandria, Parma e Pordenone), la cui appassionante lotta non vede coinvolte compagini provenienti dal girone C. Con le eliminazioni di Lecce e Cosenza, infatti, il raggruppamento della terza serie riservato ai club meridionali è ufficialmente andato in vacanza, e con tutte le squadre già sotto l’ombrellone, ma allo stesso tempo impegnate nell’accurata programmazione della prossima stagione, andiamo a proporvi le nostre valutazioni sul campionato disputato da ogni singola partecipante al girone più caldo (sotto tutti i punti di vista) della categoria.

FOGGIA 9 – Voto tanto alto quanto strameritato per i dauni, che al termine di un torneo dominato da marzo in poi fanno ritorno in Serie B dopo addirittura vent’anni. Che i rossoneri, reduci dall’ottima gestione-De Zerbi e da un mercato di qualità adeguata alle ambizioni del gruppo Sannella, fossero tra i favoriti lo si sapeva già, ma fino a gennaio erano rimasti decisamente nascosti, tanto da essere considerati “solo” la quarta forza del campionato. L’inizialmente discusso tecnico Stroppa è invece poi riuscito a trovare la perfetta quadratura, schiacciando ogni rivale grazie a un trimestre di soli successi e andando a festeggiare in scioltezza, grazie a un undici solido in cui è spiccata la classe del capocannoniere Mazzeo

VIRTUS FRANCAVILLA 8,5 – Una straordinaria sorpresa, una bellissima favola. Unico club del gruppo all’esordio tra i “Pro”, il sodalizio abilmente guidato da Magrì e valorizzato dai colpi di mercato di Trinchera nonché dalla maestria in panchina di Calabro si è tirato subito fuori dalla lotta per la salvezza, tanto da stabilirsi in zona playoff e perdere solo nel finale il contatto con la zona-podio, guadagnandosi il titolo di miglior squadra dopo l’inarrivabile Foggia. Forte di un ruolino casalingo invidiabile, di una difesa da big e di un gioco dinamico il giusto per valorizzare le abilità della stellina Nzola, la Virtus non solo ha conquistato uno storico piazzamento-platoff, ma li ha abbandonati solo per la peggior posizione nei confronti del Livorno, che ha tremato ma si è salvato nonostante due 0-0. Poteva essere una cavalcata ancor più incredibile, ma è stata comunque decisamente epica

SIRACUSA 7,5 – Al di sotto degli Imperiali, sul gradino più basso del podio, si piazza un’altra neopromossa capace di sbaragliare la concorrenza di tante altre rivali ben più quotate. Il Siracusa si è piazzato sesto a pari punti con i salentini biancazzurri, rispetto ai quali ha fatto meglio soprattutto nel mese di aprile, incontrando invece qualche difficoltà ad inizio stagione e a playoff già ottenuti. Guidati da Sottil, i Leoni hanno affrontato a viso aperto anche le grandi (nella storia lo 0-4 di Matera e la vittoria nel derby con il Catania), distinguendosi grazie ad un gioco frizzante nonostante una rosa certamente non di prim’ordine

PAGANESE 7 – Gli azzurrostellati riscrivono la propria storia, conquistando un inedito quanto inatteso piazzamento playoff che ha esaltato i tifosi campani. Scongiurato il rischio della mancata iscrizione, Grassadonia è riuscito ancora una volta a gettare il cuore oltre l’ostacolo, dimostrando tutte le sue qualità e riuscendo a valorizzare un gruppo di giovani spinti in avanti dall’esperienza di Iunco (poi ceduto in inverno) e Reginaldo, quest’ultimo tra i migliori attaccanti del girone. Negli spareggi il Cosenza ha spento il sogno, ma la stagione resta da incorniciare

COSENZA 7 – Doveva essere tra le squadra più in calo rispetto alla super annata precedente causa ridimensionamento e tante cessioni, e invece il Cosenza si è ritrovato ad essere il miglior undici del meridione, assieme al Lecce del fischiatissimo ex Meluso, nei playoff. In effetti la regular season non è stata di quelle altisonanti, con i Lupi della Sila partiti bene ma che alla lunga hanno pagato la differenza di rosa con le big, finendo sotto anche alle più abbordabili Virtus Francavilla e Siracusa. Negli spareggi, poi, l’impresa: eliminata la Paganese, i rossoblù hanno fatto un sol boccone anche del Matera, una delle favorite per la promozione, arrendendosi solo di misura al Pordenone

FONDI 7 – Per la prima volta in terza serie, i laziali non hanno sofferto di vertigini, assestandosi anzi costantemente in zona playoff praticamente dall’inizio alla fine del campionato, rischiando qualcosa solo in seguito a un lieve e fisiologico calo finale. Il club di proprietà dell’Unicusano ha allestito un undici privo di fenomeni, ma ben gestito da mister Pochesci, che ha talvolta peccato solo di un pizzico di arroganza, arrivando spesso a litigare con gli avversari e anche con i suoi stessi tifosi. L’essere riusciti nell’impresa di espugnare lo Zaccheria resta un ricordo indelebile per il piccolo sodalizio fondano

LECCE 6,5 – Non è arrivato né il primo posto né la vittoria nei playoff, rispettivamente primo e secondo obiettivo stagionale, ma al di là della delusione per il risultato finale il campionato dei giallorossi non può non ritenersi pienamente sufficiente. Dopo essere stati la big più continua fino a febbraio (unica a non essere mai scesa dal podio e quella più a lungo in vetta), i salentini hanno pagato qualche errore di inesperienza di Padalino (poco turnover, zero alternative tattiche, assenza di empatia con l’ambiente), che ha favorito la corsa di un Foggia perfetto (anche senza tali falle arrivare davanti ai rossoneri non sarebbe stata impresa semplice) e che gli è costato la panchina. Con Rizzo sono tornati sorrisi e bel gioco, ma non le vittorie, e i sogni di gloria sono stati (ingiustamente) abbandonati dopo i rigori ad Alessandria. Tra la miglior tifoseria della categoria, numeri alla mano, e una squadra capace di entusiasmare per due terzi di stagioni, le basi da cui ripartire senza rifondare ci sono tutte

MESSINA 6,5 – Partita con velleità di playoff, la formazione siciliana ha dovuto raffrontarsi con una realtà che metteva da una parte le ambizioni di una società poco solida, dall’altra la poca consistenza di una rosa più adatta a lottare per la salvezza. Le ambiguità iniziali sono state pagate da Marra, esonerato dopo nove turni disastrosi e sostituito da Lucarelli. Con il toscano dal glorioso passato leccese in panca, coadiuvato dagli altri ex Vanigli e Conticchio, è arrivata la svolta di personalità più che tecnica, e i peloritani si sono salvati in scioltezza sfiorando addirittura gli spareggi promozione nonostante le tribolate vicissitudini societarie

MONOPOLI 6,5 – Un girone d’andata da sorpresa del campionato e un ritorno thrilling culminato tuttavia nell’ottimo finale valso la salvezza rende la stagione del Gabbiano più che positiva. Con Zanin in panca e Montini goleador sembrava potesse essere l’anno buono per sognare (era stato agguantato addirittura il quinto posto), ma con il freddo è arrivata anche la crisi e il cambio in sella, con l’arrivo di mister Brucato. La caduta dei biancoverdi non si è però fermata, ed è stato necessario il rientro di Zanin per chiudere il torneo con due vittorie e tre pareggi che hanno addirittura evitato dei playout che sembravano inevitabili

REGGINA 6,5 – Sufficienza piena strappata come la salvezza, comunque meritatissima, ottenuta nella volatona finale. Guidati da Zeman jr, gli amaranto hanno sofferto la poca qualità della rosa, ma il figlio d’arte è riuscito comunque a sopperire alle mancanze inculcando la giusta mentalità a una squadra che non è mai sprofondata, nemmeno nei frangenti più duri della stagione. Mantenutasi costantemente a distanza di sicurezza dagli ultimissimi posti pur senza riuscire ad allontanare i playout, la formazione calabrese ha piazzato un grandissimo ultimo mese, concludendo a +6 dalla zona calda e a soli due punti dai playoff

CASERTANA 6 – Una stagione così e così, lontana anni luce dall’exploit registrato in quella precedente. Si è puntato tutto sulla gioventù e la freschezza del gruppo di Tedesco, scelta che ha ridato aria alle casse societarie ma che ovviamente non ha consentito all’undici rossoblù di divertire e di respingere gli attacchi di formazioni, sulla carta meno attrezzate come Virtus Francavilla, Siracusa e Paganese, che hanno concluso sopra di loro. Con l’arrivo di Raffaele Esposito come nuovo allenatore c’è stato un lieve miglioramento in concomitanza dei playoff, giusto in tempo per espugnare Siracusa prima di cedere con l’Alessandria

AKRAGAS 6 – A proposito di campionati tutti sofferenza, quello dell’Akragas lo è stato eccome. Gli agrigentini, reduci da un ritorno tra i Pro sofferto ma condotto con successo con contorni di sogni di gloria, hanno notevolmente ridimensionato le loro pretese allestendo una rosa giovanissima, adatta a lottare e sperare nella permanenza. Dopo tante paure e lunghi periodi bui, la società è stata ripagata per non aver esonerato Raffaele Di Napoli grazie al successo nei playout con il Melfi che è valso la salvezza

FIDELIS ANDRIA 5,5 – Una difesa granitica (la seconda migliore) che ha garantito la permanenza nella categoria, e pochissimo altro. Anche il club federiciano ha registrato uno sgonfiamento delle proprie ambizioni, con il presidente Montemurro che poco prima prometteva imminenti balzi in Serie B ma che si è dovuto accontentare di una stagione poco più che mediocre, fatta di tantissimi 0-0 e di pochi acuti. Grazie alla finale di Coppa conquistata dal Matera all’undici di Favarin sarebbe bastato un undicesimo posto per garantirsi i playoff, ma non è arrivato nemmeno quello

MATERA 5,5 – E dire che si era andati in vacanza dopo Natale con l’idea che i lucani avrebbero potuto realizzare quella che è stata, grossomodo, l’impresa fatta dal Foggia. Ci troviamo invece a commentare la più deludente stagione del Bue dal suo ritorno tra i professionisti, poiché con l’esperienza di Auteri, il tecnico più vincente della categoria, e i nomi di una rosa tra le più attrezzate, era impossibile da pronosticare un calo che ha portato i biancazzurri dallo 0-3 di Lecce e dalla vetta a chiudere a -20 dal primo posto. Beffa delle beffe, la brutta figura nei playoff, con l’immediata eliminazione per mano del non certo insuperabile Cosenza. Che ne è stato della squadra trascinata da una super difesa, dalle geometrie di Iannini e Armellino e dai gol dei salentini Carretta e Negro? I misteri del calcio

CATANZARO 5,5 – Salvezza sì, ma quanta sofferenza. I giallorossi di Calabria non riescono a tirarsi fuori da una crisi avviata già da oltre un anno, e si rendono protagonisti di un’altra stagione mesta che li ha visti costantemente in coda, con ben cinque cambi in panchina e una rosa modesta, a dimostrazione della non eccelsa competenza della contestatissima gestione-Cosentino. Alla fine le giocate di Giovinco e soprattutto il successo nel derby-spareggio con la Vibonese sono comunque stati decisivi per mantenere la categoria, unico aspetto positivo di una stagione semi-disastrosa

VIBONESE 5,5 – L’altra faccia della medaglia del playout è rappresentato dal club rossoblù, che rispetto al Catanzaro ha operato meglio, tra le tante difficoltà, nel corso dell’anno, ma che ha pagato la sconfitta nel Capoluogo con la retrocessione. Il torneo del club di Vibo Valentia è stato una continua sofferenza, ma i ragazzi di Costantino prima e Campilongo non hanno mai mollato nonostante le pochissime risorse e giocando spesso alla pari con formazioni ben più qualititative, riuscendo prima ad evitare l’ultimo posto e poi a sfiorare la salvezza. Da apprezzare il coraggio e la determinazione

MELFI 5,5 – Altra retrocessa, e per il secondo anno di fila. Anche questa volta, però, quella del piccolo sodalizio lucano è una bocciatura “a metà”, causata più che altro dall’esito negativo del playout con l’Akragas e, di conseguenza, dall’aver mancato l’obiettivo stagionale. I gialloverdi, sulla carta la squadra con meno possibilità tra tutte (al pari della Vibonese), sono comunque riusciti nell’impresa di evitare la retrocessione diretta, prima di sfiorare una salvezza (erano andati in vantaggio nel ritorno di Agrigento) che avrebbe avuto dell’incredibile

JUVE STABIA 5 – Carica di ambizioni alla vigilia, ha condotto due campagne acquisti faraoniche o quasi, prima in estate e poi a gennaio, assicurandosi elementi di appurato valore del calibro di Sandomenico, Del Sante, Morero, Montalto, Paponi, Santacroce e Cutolo e un numero di ricambi nettamente (forse troppo) superiore a quello delle rivali, tanto da essere indicata come la favorita numero 1 del campionato. Invece, escluso un breve periodo tra ottobre e novembre, le vespe hanno sempre guardato da dietro Foggia, Lecce o Matera, perdendo quattro scontri diretti su sei e crollando con l’arrivo del nuovo anno solare. Maluccio anche nei playoff, con l’eliminazione alla seconda fase per mano della Reggiana

CATANIA 5 – Dire che è stato fatto un passo avanti rispetto a un anno fa è un eufemismo, anche se effettivamente stavolta almeno la salvezza è apparsa in cassaforte e sono stati raggiunti i playoff. Questi ultimi sono arrivati però solo grazie al piazzamento in Coppa del Matera, altrimenti il mestissimo undicesimo posto sarebbe stato un fallimento clamoroso per una squadra che, anche senza la penalizzazione ha condotto una stagione nettamente al di sotto di una rosa colma di elementi di categoria superiore, ma che hanno spesso mal figurato al cospetto delle più modeste formazioni del torneo. Né Rigoli, né Petrone, né Pulvirenti sono riusciti a trovare il bandolo della matassa, e per gli etnei ecco un’altra stagione da dimenticare

TARANTO 4 – Tra le piccole, l’unica pesante bocciatura è, e non poteva essere altrimenti, quella per il fanalino di coda. Dopo l’inferno di ben quattro campionati di Serie D, il ripescaggio ha finalmente riportato il club jonico tra i professionisti, ma il tutto è stato sprecato a causa di una lunga serie di errori societari (mercato e gestione del critico momento dell’aggressione-ultrà alla squadra), tecnici (allenatori non in grado di raggiungere gli obiettivi e calciatori sotto le aspettative) e ambientali (dopo la già citata aggressione il crollo è stato verticale). E dire che il girone d’andata non era poi stato così disastroso, anzi, ma le nove sconfitte nelle ultime dieci giornate hanno vanificato gli sforzi precedenti

Alessio AMATO
Giornalista, scrittore e imprenditore nel settore dei servizi culturali. Iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2016, già redattore de Il Giornale di Puglia, Tagpress e, dal 2013, di SalentoSport.net.

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